Flusso d’incoscienza si ispira al famoso flusso di coscienza di Joyce. Un’ispirazione così forte che non ho dovuto nemmeno leggere il libro. Io però ho preferito il flusso d’incoscienza, perché non ho nessuna voglia di essere cosciente sul palco. Per quello c’è già la vita. Che poi sarà vero? Perché “Incoscienza” potrebbe voler anche dire: “In-coscienza”.
Dentro la coscienza. Non è che quando siamo incoscienti è proprio quello il momento in cui siamo davvero coscienti? In ogni caso, qualunque cosa voglia dire, l’incoscienza è senza dubbio l’unico modo per affrontare questi tempi intricati e paranoici. Soprattutto se a farlo è un piemontese.
parla & straparla
Paolo Faroni
schitarrate
Jacopo Masserano
luci e ombre
Massimo Canepa
conforto alla regia
Elisabetta Misasi
filmino
Stefano Slocovich
una produzione di nuovo in rosso
Blusclint